Smart working: cos’è e perché rende più produttivi

Smart working: cos’è e perché rende più produttivi

Il nome dice già tutto: il lavoro “smart” è agile, flessibile, e anche tanto intelligente. 

Ma cos’è? È il nuovo, rivoluzionario modo di intendere il classico lavoro da ufficio, svincolandosi da sede e orari. A seconda degli accordi presi con l’azienda, i dipendenti hanno la possibilità di gestire in modo non convenzionale i propri turni, personalizzandoli in base alle esigenze individuali.

Lo smart working, quindi, fa bene ai dipendenti, che hanno modo di gestire le proprie giornate con più libertà, fa bene alle aziende – che risparmiano sui costi di gestione – e fa bene anche all’ambiente. Certo, perché chi può lavorare da casa o semplicemente spostandosi a piedi evita una buona dose di spostamenti responsabili dell’inquinamento cittadino.

Ma quanto è diffuso e come è regolamentato lo smart working in Italia? 

Secondo uno studio dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2018 i lavoratori che hanno scelto il lavoro flessibile sono 480mila, in crescita del 20% rispetto al 2017, l’anno in cui è stata approvata la legge a riguardo.

Lo smart working ha spopolato tra le grande imprese, conquistando sempre di più anche la pubblica amministrazione. Chi ha provato questa nuova formula di lavoro si ritiene più soddisfatto dei lavoratori tradizionali sia per come riesce ad organizzarsi sul lavoro (39% contro 18%) che per il miglioramento notato riguardo i rapporti con colleghi e superiori (40% contro 23%).

Ciò che è emerso dal campione studiato, quindi, è un significativo aumento di soddisfazione personale legato a una maggiore efficienza nelle prestazioni. Del resto, è proprio questo l’obiettivo ultimo dello smart working: rendere i lavoratori più soddisfatti, più liberi di organizzarsi e quindi più produttivi.

Smart working legge

Se la flessibilità è poi legata ad un ambiente di lavoro più silenzioso e con meno distrazioni rispetto a un classico ufficio condiviso coi colleghi, una maggiore concentrazione è assicurata. 

Vediamo ora più nel dettaglio cosa prevede la legge approvata nel 2017 in Italia dedicata alla regolamentazione dello smart working e quali trattamenti sono previsti rispetto ai colleghi che decidono di lavorare secondo l’impostazione tradizionale.

Smart working: legge 2017

La legge 81/2017 definisce lo smart working come una “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.”

Quindi, è possibile decidere dove lavorare purché abilitati a farlo al pari dei colleghi in ufficio. Per questo lo smart working è tipico dei lavori digitali: perché basterà un dispositivo e una connessione Internet per poter lavorare ovunque si voglia.

Gli spazi di coworking, ad esempio, sono una soluzione ideale in cui ritrovare le stesse (o simili) condizioni rispetto all’ufficio.  

Grazie allo smart working, quanti giorni si può lavorare fuori dall’ufficio?

La bella notizia è che non esistono limiti prestabiliti per legge: ogni dipendente può accordarsi col proprio datore di lavoro a seconda della situazione personale e delle proprie esigenze, sempre nell’ottica di perseguire una maggiore produttività. 

Ovviamente, la direzione deve mettere il dipendente nelle condizioni di poter lavorare con gli stessi mezzi che può avere in ufficio.

Per questo, la legge sottolinea il dovere di fornire strumenti e dispositivi adeguati che permettano il normale conseguimento delle mansioni lavorative. Pc portatili, tablet, smartphone e tutti gli accessori necessari devono quindi essere forniti dal datore di lavoro, salvo accordi differenti. 

Stipendio e diritti di chi sceglie di lavorare in smart

Cosa cambia a livello di retribuzione se si lavora in smart? Niente. Su questo la legge non lascia spazio a interpretazioni, sottolineando che i lavoratori in smart e quelli “tradizionali” godono di uno stipendio paritario e hanno gli stessi diritti in termini di assistenza sanitaria e infortunio sul lavoro. Idem per quanto riguarda i giorni di malattia, di permessi e di ferie. 

Una decisione, questa, che incentiva ancora di più la scelta di questo tipo di prestazione lavorativa e che mostra come lo smart working non sia considerato in alcun modo un “premio”, un periodo di ferie aggiuntive o un metodo lavorativo che incide negativamente sulla produttività per cui è giusto prevedere una retribuzione inferiore. 

Smart working, Milano è la città che più ti permette di lavorare in modo flessibile 

Nel 2018, Il numero dei lavoratori agili in Italia è stato pari al 12,6% di chi, secondo la propria tipologia di lavoro, potrebbe fare smart working. Se prendiamo come punto di riferimento il campione analizzato dal Politecnico di Milano, si tratta principalmente di uomini (76%), in maggioranza tra i 38 e i 58 anni e residenti per il 48% nel Nord-Ovest del Paese, con capitale Milano

Il capoluogo lombardo, è la città in cui lo smart working è più quotato tra i dipendenti, anche perché moltissime sono le aziende che lo propongono. Sicuramente, tra i fattori che più incidono su questa netta prevalenza rispetto alle altre città italiane, ci sono:

  • Tanti spazi dedicati al coworking (193 secondo la stima del 2018) sia in centro città che in periferia, e in generale luoghi pubblici con WiFi libero dove poter lavorare in tranquillità;
  • Una politica di welfare sensibile alle necessità individuali, condizionate anche dalla conformazione della città stessa che a volte può rendere lunghi i tempi per spostarsi;
  • La sensibilità della cittadinanza nei confronti della questione ambientale;
  • Una rete cittadina diversificata e multiculturale, caratterizzata da background eterogenei;
  • La promozione dell’iniziativa da parte del Comune di Milano.

Soffermiamoci su quest’ultimo punto. L’amministrazione comunale ha più volte ribadito l’apertura verso lo smart working, incentivando l’adozione di questa filosofia lavorativa anche tramite la “Settimana del Lavoro Agile”, evento a cui partecipano ogni anno sempre più enti, aziende ed esperti del settore. 

Secondo il report della Settimana del Lavoro Agile del 2018, a Milano sono sempre di più i lavoratori che scelgono questo sistema di lavoro flessibile e l’indice di soddisfazione è veramente significativo. In particolare, è notevole il tempo risparmiato sugli spostamenti interurbani ed extraurbani, che si riversa su altre attività altrimenti non praticabili con la stessa frequenza. 

Il 44% del campione di lavoratori che hanno partecipato al questionario per il Comune di Milano ha dichiarato di dedicare il tempo risparmiato alla cura della famiglia e il 23% alle attività domestiche.

Quindi, in generale, più tempo per dedicarsi alla casa e alla famiglia senza rinunciare agli stessi ritmi lavorativi e quindi alle stesse possibilità di fare carriera.

Lo smart working sembra, ad oggi, la soluzione ideale per conciliare crescita professionale, rapporto con la famiglia e benessere personale. Ma perché funzioni la condizione necessaria è una cultura cittadina che sia aperta a questa filosofia lavorativa, e che non penalizzi in alcun modo uomini e donne che decidono di adottarla. 

contratto di lavoro agile

Di fondo, c’è anche un tema di parità di genere alla base della mentalità smart. Infatti – come si legge nel rapporto della Settimana del Lavoro Agile del 2018 –  lo smart working “rappresenta un primo passo anche nella direzione di una più equa suddivisione dei compiti di assistenza e cura familiare, visto che spesso sono le donne a pagare il prezzo di un’eccessiva rigidità nella organizzazione del lavoro.

La sfida, anche culturale, potrebbe essere quella che porti ogni coppia a valutare, a seconda dei casi, se debba essere l’uomo o la donna a sfruttare questa possibilità.”

Smart working: pro e contro

Per tirare le somme sui punti di forza e sulle possibili criticità del lavoro agile, è utile tenere come riferimento la già citata indagine condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano. 

In generale, emerge un significativo grado di soddisfazione dei lavoratori in smart, che si declina in vari benefici percepiti secondo la sensibilità e le esigenze individuali. 

I benefici del lavoro agile

Maggiore produttività, benessere e soddisfazione personali sono i punti chiave a livello individuale. Infatti, dai dati è emerso che:

  • La produttività, grazie allo smart working, aumenta del 15%;
  • Il tasso di assenteismo sul lavoro si riduce del 20%;
  • C’è un impatto positivo sulla motivazione e la soddisfazione sul lavoro (per il 32% del campione) e sulla qualità del lavoro svolto (31%);
  • L’80% di lavoratori ha percepito un netto miglioramento nell’equilibrio tra vita privata e lavorativa.

Ma i benefici riguardano anche a comunità, e in particolare l’ambiente. Solo a Milano, è emerso che nel 2018 la quantità di emissioni evitate corrisponde a circa il 30-35% delle emissioni medie giornaliere prodotte dai mezzi che circolano nell’area C della città.

Possibili criticità dello Smart Working

Lavorare in smart working, lo abbiamo visto, ha tanti vantaggi e piace quasi a tutti. Anche per chi preferisce il classico lavoro nella sede lavorativa e negli orari prestabiliti, infatti, è comunque positivo a livello psicologico sapere di poter sfruttare questa possibilità in particolari circostanze. 

Se si guarda ai limiti del lavoro agile evidenziati dai partecipanti al questionario, emerge che le criticità sono per lo più relative alla percezione di un senso di isolamento circa le dinamiche di ufficio (18%). Effetto, questo, che può essere attenuato se si alternano regolarmente periodi di attività in ufficio e da remoto. Idem per chi ha evidenziato un maggiore sforzo nella programmazione delle attività di gestione delle urgenze (16%).

Un altro tipo di disagi rilevati, invece, è relativo all’ambiente scelto per il lavoro smart, come la distrazione data dalla presenza di altre persone sul luogo (14%). 

Sicuramente, quindi, sull’indice di gradimento influisce anche il luogo scelto per praticare smart working. Posto che si può sempre cambiare la propria sede, alternando ad esempio il lavoro da casa con quello in uno spazio di coworking o un luogo pubblico, è importante ricreare anche fuori dall’ufficio le condizioni necessarie a concentrarsi e sfruttare, allo stesso tempo, i vantaggi che si possono ricavare dallo smart working e che sarebbe impossibile avere stando in ufficio.

A Milano, UPTOWN ha dato grande importanza al benessere in smart working, tenendo conto di problematiche ed esigenze di chi lavora, anche occasionalmente, da remoto.

Chi sceglie di vivere nel quartiere più smart d’Italia, infatti, può decidere non solo di lavorare da casa propria, ma anche dal grande parco di 250.000 mq situato tutt’attorno ad esso, godendo inoltre della libera copertura ad internet tramite Wi-Fi. Non solo: all’interno di UPTOWN è presente anche un’area coworking perfettamente attrezzata.

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